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Albeggia candido e sereno:
sarà un’altra giornata di caldo e torpore ,
di assurda attesa e fughe al mare.
Così dovrò farmi e conquistarmi la mia nicchia di serenità
lontana da zanzare, tubi di scappamento e sudore accumulato.
Giugno con le sue calde giornate sta mettendo a dura prova la mia pazienza.
Altri esami da sostenere nei caldi pomeriggi afosi.
Rinviare le fughe al mare per poco tempo o per mancanza di spazio tra i bagnanti
e la solita calca vacanziera fatta di auto e posteggi improvvisati.
Camminare a piedi sotto il solleone e trovare questo divano simbolico
con su scritto:
Madre porca siciliana
hai partorito degli scrofini
e li hai fatti merdosini
come il porco del papà
W la padania”
Un divano ricettacolo di immondizie lasciato (simbolicamente?)
davanti l’ingresso secondario di una area protetta
opportunamente riempita di rifiuti.

Qui l’immondizia è sempre benvenuta…

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Nei boschi di betulle

Partenza alle ore 7 del mattino, la città dorme ancora e vi prego non svegliatela.
Meglio questo silenzio surreale al delirio di clacson che si scatenerà tra meno di mezz’ora.
Oggi il pullman parte per le falde del’Etna per portarci in un bosco incantato di betulle e pietre laviche.

L’alegra brigata si è riunita, fra i tanti che partecipano ci sono i ragazzi delle associazioni
che sopravivvono allo scoramento e alla disillusione scrivendo dei versi e dei racconti
o semplicemente suonando una chitarra.
L’uomo ormai digitalizzato e pragmatico che è in me li osserva con invidia, almeno loro non sono
ancora abbrutiti e vivono lottando per qualche euro in più.
All’inizio il chiasso e le urla ci accompagnano per strade dritte e soleggiate

Si arriva dopo due ore di viaggio in un bosco incantato che sembra provenire dalla fantasia di uno scrittore inglese:
intorno nebbia e umidità quasi a nascondere le conifere e i cespugli.
Proseguiamo il viaggio e arriviamo a 1400 metri di altezza sotto l’ombra del vulcano possente ma pacifico.
Troviamo altri personaggi in mezzo al bosco tra i tavoli imbanditi e i bicchieri di vino.
Carni alla brace, selvaggina, insalate e altre leccornie.
Ci aspettavamo un profuvio di versi, ci siamo accontentati del loro ego e di parole biascicate e mangiucchiate
quasi usurate e già usate sicuramente.
Il mio incontro non è stato con i poeti italiani ma con gli omologhi stranieri.
Come al solito, vado oltre l’italiano parlottando in francese e inglese con gente sconosciuta.
Ma siamo arrivati in ritardo e i poeti vanno via prelevati dalle auto di servizio.
Noi restiamo a goderci il sole e le betulle a fare il punto dei nostri versi o scritti
ispirandoci e volando alto.
E ora bisogna ritrovare la via giusta per ritornare

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Storie di ordinaria sporcizia

Il suono selvaggio e insofferente dei clacson mi sveglia da un sognante torpore.
Mi ero bloccato a pensare a questa palla di cartacce  che staziona nella caditoia;
è una palla di modeste dimensioni, alta non più di mezzo metro, eppure ha intrappolato dentro di sè
volantini pubblicitari, volantini elettorali, sigarette, pacchetti di sigarette e vaschette di patatine.
Questa palla si è conficcata tra un auto posteggiata in terza fila messa di traverso ad occupare
mezza corsia e un marciapiede con le mattonelle divelte. Si sa, è difficile trovare posteggio e tanto si fa in fretta solo per prendere un paio di scarpe al negozio
“Faccio in un attimo”
avrà pensato il genio dei posteggiatori proprietario dell’auto che è un modesto SUV di soli 60000 euro, non si può sperare in qualcosa di meglio, c’è la crisi del resto.
Trovo il posteggio in una specie di piazzone deserto dove oscuri ceffi mi osservano con fare indagatore.
Non sono della zona e non avrei dovuto invadere il loro terriorio.
La contesa viene placata dietro pagamento di tassa per il posteggio con la rassicurazione di non preoccuparmi,
la mia auto verrà “taliata” fino a notte inoltrata.
adesso mi sposto a piedi e in giro noto simpatiche installazioni di monnezza, tipica caratteristica del luogo che tanto affascina i turisti in cerca di caratteristico folklore:
Ecco l’opera “albero con coca e birre”

Più avanti si trova l’installazione:”Sottoscala di carta”

Il giro continua e altre installazioni meravigliose, tutte in pieno centro,
stanno per entrare in questa galleria d’arte contemporanea…

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lo stagista


Ultimo giorno in azienda passato a sistemare le ultime carte e a portare caffè.
Sapevo che la mia esperienza si sarebbe esaurita presto e mi sarebbe valsa l’ennesima
riga in più di curriculum da esibire al prossimo selezionatore.
Oggi chiudo le mie quattro ore settimanali nel workshop corso sul marketing dei social media.
Adesso so come valorizzare il brand, come viralizzare contenuti e come pubblicizzare al meglio
prodotti di qualità, la domanda è: sapranno gli altri darmi fiducia e capire le mie capacità?
Sapranno pagarmi per della pubblicità che  l’impreditore tipo credo già di fare al meglio
avendo la sua pagina FB e il suo sito?
La lavagna ha le parole chiave su cui fare leva;
Costruire fiducia basandosi sulla realtà e lealtà,
ma la parola chiave è Resilienza
ossia la capacità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati.
Saprò essere resiliente?
Intanto ecco in arrivo l’ennesimo ponte festivo
e l’attesa continua

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Effetti del post-pasquetta


Oggi è un giorno più leggero, stanco ma tranquillo.
La strade sono ancora poco trafficate
e la gente pare addormentata dai due giorni pasquali.
Ampi spazi intorno, bancarelle di alimentari quasi svuotate
e ambulanti in pausa di riflessione.
In questo contesto post-apocalittico da feste totali,
una apparizione in edicola confonde la mia giornata:
il vinile di “yellow submarine”
in versione restaurata.
No, non può essere vero.
Il vinile si diceva estinto, ma intanto ritorna dalle pieghe del tempo.
Ritorna anche il film originale del 68 che riprende le mie visioni alcoliche
e festanti del pomeriggio di ieri e , per un altro giorno, la realtà diventa
più surreale grazie al sottomarino giallo
dove stavolta i protagonisti parlano in russo
secondo il link del video sotto

https://my.mail.ru/mail/afrover/video/1227/7707.html?time=133&from=videoplayer

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La bestia umana-Emile Zola

Non c’è che dire, è una bella invenzione. Si va più in fretta, si sanno più cose. Ma le bestie feroci restano bestie feroci, e avranno un bell’inventare meccanismi ancora più perfetti; nell’ombra vi saranno sempre delle bestie feroci.

Questa frase può essere declinata non solo per lo sconvolgimento provocato dall’invenzione del treno ma,
visti i  tempi, la prenderei per indicare un altro treno: quello di internet.
Su internet diventiamo più veloci di un treno, possiamo avere anche un impatto simile sulla gente, ma si può piombare su di una nuova fase di oscurità della conoscenza e non solo.
Nell’ombra tante bestie feroci (che non sanno di essere tali) scrivono, meglio dire digitano, contenuti di rabbia e
di livore, di incapacità di comprensione dei tempi.
Vomitano rancore, insultano personaggi famosi, si scagliano contro ditte, persone, oggetti e marchi per alcuni buoni motivi che forse una camomilla o una valeriana possono risolvere. Trollano, fanno hate speech, si prendono 5 minuti di popolarità per poi ricadere nell’ombra e restarvi con tutto il loro rancore.
Ma chi sono costoro? Chiunque!
Un impiegato di banca piuttosto che un disoccupato, un dottorando piuttosto che un operaio edile con licenza media,
Una casalinga piuttosto che una donna manager.
Oppure? Oppure un simpatico burlone che non esiste e non ha identità.
Una identità elettronica fatta di bit ma con raziocinio umano.
Una bestia umana che non corre più sui binari della ferrovia ma sull’iperspazio dell’ipertesto informatico.